2021

AGRICOLTURA IDROPONICA:
COME NUTRIRE IL PIANETA SENZA INQUINARLO

PREFAZIONE

L’Associazione Abitare La Terra, impegnata dal 2006 a promuovere i temi relativi all’ambiente e agli stili di vita, ha pensato di raccogliere alcune esperienze originali sull’Agricoltura Idroponica, che risulta essere la coltivazione del futuro, spaziando dall’Italia

all’Europa, al resto del mondo.

Purtroppo i cambiamenti climatici, le piogge  troppo intense, le alluvioni, le bombe d’acqua, i forti venti, mettono ormai a dura prova, sempre più spesso, le coltivazioni all’aperto.

Partendo dalla considerazione che nulla deve essere sprecato, (acqua, suolo, ecc.)  ma  essere utilizzato nel miglior modo, come l’economia circolare ci insegna, ci pareva interessante portare all’attenzione di un pubblico più vasto questo modello agricolo, che si sta sempre più diffondendo.

Il nostro non vuole essere assolutamente uno studio tecnico, lasciamo ad altri più qualificati attori (studiosi, agronomi, imprenditori agricoli , politici) queste competenze, noi ci accontentiamo, semplicemente, di svolgere un ruolo informativo e conoscitivo e di essere “ promotori di idee”.

La spinta ad approfondire questo tema dell’agricoltura idroponica, è sorta anche dal lavoro da noi svolto sui tessuti naturali, che ha portato alla pubblicazione del testo “Dalla Pianta alla stoffa per un vestire naturale”.

In questo frangente è emerso che molte piante devono essere importate, con notevoli costi, quando in modo adeguato, potrebbero essere prodotte in loco.

Allora, abbiamo pensato che a Marghera, esiste un polo industriale, in parte dismesso, che conta molte strutture e fabbriche vuote.

Con una rapida riconversione, potrebbe diventare un polo di produzione agricola  lasciandosi alle spalle l’inquinamento e privilegiando un volto pulito e ambientalmente sostenibile.

Sfruttando sempre l’agricoltura idroponica, due potrebbero essere i settori di punta da sviluppare:

                       1)    la produzione agricola  che potrebbe diventare il riferimento  per nutrire la nostra città e tutta l’area metropolitana

                       2)    la produzione di piante per  realizzare tessuti naturali, con annessi laboratori di trasformazione e manifatture artigianali .

Ci auguriamo, che alcune di queste idee possano diventare realtà, per il bene anche dell’ambiente e della nostra amata terra.

LA RIVOLUZIONE AGROALIMENTARE

Nel 2050 saremo 10 miliardi, secondo la Fao, e non avremo acqua e suolo in quantità tali da poter soddisfare la richiesta alimentare.

Avremo bisogno del doppio delle risorse e ne avremo solo la metà.

Ecco perché, secondo noi, va presa in considerazione con grande attenzione la pratica di agricoltura “Idroponica”, un metodo di coltivazione sicuro, che rappresenta il futuro del comparto agricolo.

E per fortuna la ricerca, l’industria e le start-up non stanno a guardare, ma puntano su soluzioni sostenibili e a basso impatto ambientale per soddisfare la richiesta dei centri urbani nei prossimi decenni.

L’AGRICOLTURA IDROPONICA

Non crediate però che si tratti di un’assolutà novità, visto che l’agricoltura idroponica, dal greco antico hydor, acqua, e ponos, lavoro è una tecnica già nota agli Atzechi. che usavano costruire coltivazioni galleggianti intorno alla città insulare Tenochtitlan.

Millenni fa questo procedimento fu praticato, anche, dai Babilonesi nei loro giardini pensili . Mentre Marco Polo nel 13^ secolo scrisse nei suoi appunti di viaggio di avere visto dei giardini galleggianti in Cina.

Ma negli ultimi decenni la tecnologia l’ha resa una tecnica innovativa, che si sta sviluppando dall’Australia alla Cina, agli Stati Uniti, dall’India a Israele sino all’Europa. In Olanda, Germania, Inghilterra, Spagna, meno in Italia.

COME FUNZIONA IL METODO IDROPONICO

Il metodo idroponico utilizza una tecnica di coltivazione fuori suolo in cui la terra è sostituita da un substrato inerte (come argilla espansa, perlite, vermiculite, fibra di cocco, lana di roccia, zeolite, ecc.) e vengono utilizzati una serie di sistemi high-tech.

Lampade a led illuminano le piante, e imitano la luce del sole, mentre sensori digitali connessi in rete gestiscono il calore interno alla struttura, la distribuzione dell’acqua, monitorando la crescita delle piantine ed elaborando informazioni utili per analizzare il processo.

Per funzionare ha bisogno di una serra asettica, un sistema chiuso che produce per dodici mesi all’anno, senza sosta, e ha bisogno del 90% in meno dell’acqua utilizzata nell’agricoltura tradizionale perché il substrato sterilizzato trattiene, come una spugna, la quantità necessaria alle piante.

L’acqua non utilizzata viene recuperata, sterilizzata e usata di nuovo.

Lo stesso vale per l’aria.

Quindi niente consumo di suolo, nessuna perdita di minerali, nessun parassita, nessuna sostanza nociva immessa nell’ambiente e prodotti che crescono più velocemente.

Ma l’aspetto più importante della coltura idroponica è che non ha bisogno di migliaia di ettari per poter funzionare.

Può essere sviluppata in ogni luogo, potrebbe sfamare chiunque nel mondo a qualsiasi latitudine e clima, salvando l’ambiente, l’agricoltura ideale per il mondo di domani, sempre più urbanizzato, danneggiato dall’uomo e povero di risorse.

Peccato che in Italia si pratichi questo tipo di coltivazione fuori suolo solo per il 5% delle colture in superficie protetta (serra, tunnel), pari a 1.800 ettari.

VERTICAL FARM NUTRITE IL PIANETA SENZA INQUINARLO

Questo tipo di coltura incontra la ritrosia delle Associazioni di agricoltori che considerano la coltivazione tradizionale la sola in grado di portare sulle nostre tavole prodotti più saporiti e sani.

Questo ha ritardato la diffusione, insieme alla tecnologia adeguata ad abbattere i costi, ancora alti, e a creare delle serre adatte.

La diffusione della coltura idroponica,  negli ultimi anni, coincide con la nascita del concetto “Vertical Farming”, Agricoltura Verticale, ideata nel 1999 dall’ecologista

statunitense Dickson Despommier, professore alla Columbia University di New York.

Nel libro “The Vertical Farm: Feeding the World in the 21st Century” pubblicato nel 2010 , Despommier spiega che l’ambiente in cui viviamo è il più tossico di sempre per l’uomo e quindi i prodotti che consideriamo naturali non sono così benefici.

Il modo più efficace per tutelare la salute dell’uomo e del Pianeta è quello di sviluppare serre verticali, sterilizzate e indoor in appositi grattacieli creati per l’uso.

Ne basterebbero 50 da 30 piani per garantire il 50% del fabbisogno di una città come New York.

Non a caso la prima vertical farm è stata creata nello Stato dei grattacieli, Singapore nel 2012, ma subito altri Paesi si sono interessati a questa tecnica.

Dalla Corea del Sud al Giappone, dagli Stati Uniti all’Arabia Saudita.

In Europa invece ci sono esperienze a  L’Aia, Berlino, Basilea, Zurigo,

In Italia in Toscana,  a Milano, a Bologna.

ESPERIENZE ITALIANE:

SFERA AGRICOLA: situata in Toscana, nella Maremma, è il più grande impianto idroponico d’Italia, con una maxi serra hi-tech da 13 ettari.(Per info : www.sferaagricola.it)

PLANET FARMS: situata a Milano, è una vertical farming, che produce senza inquinamento e pesticidi. Le piante prodotte sono coltivate su più livelli, con sistemi automatizzati per l’irrigazione, il controllo climatico, la gestione logistica e con sensori ottici per il monitoraggio della clorofilla.

(Per info: www.planetfarms.ag)

FRI-EL GREEN HOUSE: situata a Crevalcore (BO).

Uno dei principali produttori italiani di energia elettrica da fonti rinnovabili  che sostiene  H2ORTO BONTA SOSTENIBILE con le coltivazioni idroponiche.

L’impresa conta dodici ettari di serre, 220 km.  di luci led per la produzione.

La coltivazione in serra idroponica permette di utilizzare molto meno terreno rispetto alle coltivazioni tradizionali in campo.

Un ha di serra  idroponica = 10 ha di coltivazioni tradizionali, con  il 70% di risparmio di superficie, 70% di risparmio idrico, 100% energia verde da centrali biogas.

Riduzione di impatto ambientale, capacità produttiva ottimizzata, zero composti immessi direttamente nel terreno e nelle falde acquifere.

Le  17 mila piante producono 3 tonnellate di pomodori “Cuore di Bue” al giorno, più  o meno 600 tonnellate all’anno.  (Per info : www.h2orto.it )

FERRARI FARM : situata a Fiumata (RI) . Un’azienda di 13 ettari che produce pomodori, spezie, e ortaggi.

L’ideatrice, Giorgia Pontetti, ingegnera elettronica ed aerospaziale , ha preparato anche un “Robot Farm” una serra portatile grande come una lavatrice che permette a chiunque di coltivare in casa spezie e ortaggi di alta qualità in modo idroponico.

(Per info: www.ferrarifarm.com )

ESPERIENZE EUROPEE:

URBAN FARMERS : è un’esperienza che si è sviluppata a Basilea, in Svizzera, su iniziativa di Mark Durno, posizionandosi in un quartiere industriale, sul tetto della stazione merci.

La fattoria urbana, ha iniziato a lavorare a pieno regime dal luglio 2012.

La Urban Farmers è un’azienda derivata (spin-off) della Scuola Universitaria di Scienze Applicate di Wadenswil (Zurigo).

La tecnica utilizzata è chiamata “acquaponica”, un neologismo formato dai termini “acquacultura” (allevamento di pesci) e “idroponico” (coltivazione fuori suolo).

Le sostanze di scarto dei pesci sono utilizzate per concimare le piante, mentre le radici  filtrano l’acqua degli acquari.

L’intero sistema funziona grazie a sensori computerizzati e componenti di alta tecnologia, che assicurano un impiego ottimale dell’energia, della luce, dell’acqua e della ventilazione.

Sempre in Svizzera a produrre la prima insalata idroponica è stato Fritz Meier a Dallikon nel Canton Zurigo, una grossa realtà è presentata dalla Forster Salatgarten nel Canton Lucerna, da Swissponic nel Canton Ticino a Bellinzona.

UF002 UNA VERA E PROPRIA ROOFTOP FARM a L’Aja in Olanda, è presente la più vasta area agricola urbana d’Europa, dopo le prime esperienze delle fattorie cittadine di Basilea, Zurigo e Berlino.

Si  è dato vita, su iniziativa del Comune della città olandese, a  un esperimento di restauro dell’edificio che ospitava l’Azienda Philips,  sita a due passi dalla stazione Den Haag Holland Spoor, rivitalizzandolo in una moderna “rooftop farm”,  che produce  dal 2016 cibo sano e sostenibile, come si conviene a un Urban Farmers.

In una superficie di 1900 mq vengono prodotte circa 45 tonnellate di ortaggi e 19 di-up tedesca che pesce.

La ” fattoria sul tetto “risparmia fino al 90% sull’uso dell’acqua.

Sono banditi pesticidi, erbicidi o antibiotici per cui quello che arriva nei piatti dei consumatori è realmente cibo fresco e salutare.

A BERLINO L’ORTO IDROPONICO E’ NEL SUPERMERCATO

Nella Catena di Supermercati Metro a Berlino, in Germania, c’è un orto idroponico, dove le piante possono essere coltivate e raccolte al momento.

Verdura fresca appena raccolta e a km-ultra-zero.

Un privilegio riservato a chi abita in campagna? Non più.

Almeno per gli abitanti di Berlino, che potranno usufruire della possibilità di acquistare prodotti freschi direttamente al supermercato.

La catena Metro di Berlino, ha infatti deciso di ospitare, in via sperimentale, delle serre idroponiche dove le piante possono essere coltivate e poi raccolte al momento.

La mini fattoria verticale, si chiama “Krauter Garten” (Erba di Giardino), ed è frutto dell’ingegno di una giovane start -up tedesca, che ha sviluppato un sistema tecnologico che consente di coltivare ortaggi freschi riducendo del 70% l’uso di fertilizzanti e del 90% di acqua.

Secondo la start-up il sistema alimentare dovrebbe essere decentrato e la produzione dovrebbe avvicinarsi di più al consumatore.

Questo perché è essenziale sia in termini di impatto ambientale che nel miglioramento della sicurezza e della qualità del nostro cibo.

OKO-FARM sempre a Berlino, esattamente a Lichtenberg, è nato il progetto “Hautptstadtgarten” una eco-fattoria di 2.000 mq. In un capannone industriale, tre serre e diversi container marittimi in disuso, con l’aiuto del sole e di luci led cresceranno verdure, erbe officinali, sempre con il sistema della coltura idroponica e completamente priva di fertilizzanti.

Il promotore Sven Walter che ha deciso di cambiare vita radicalmente, dopo la morte di un suo caro amico, prima andando in Africa, in Camerum, portando impianti solari nei villaggi, poi abbracciando, al suo ritorno in Germania, l’agricoltura idroponica.

NATURE URBAINE, a Parigi, l’avveniristico progetto di Pascal Hardy,  ingegnere agronomo,  che dal 2007 è rimasto paralizzato alle gambe, a causa della caduta di un albero durante una tempesta, tanto che si definisce vittima del riscaldamento globale e spiega che l’incidente ha accelerato la sua presa di coscienza sull’urgenza ecologica.

La gigantesca fattoria verticale “Nature Urbaine, si trova a poca distanza dalla Torre Eiffel.

Posizionata sul tetto del  Padiglione  n. 6 di Paris – Expo, entro il 2022 occuperà 14 mila metri quadrati. Le piante naturalmente sono coltivate senza terra, in 700 colonne verticali e 1.500 vasi, e vengono bagnate con una miscela d’acqua e nutrimento.

E’ il sistema dell’idrocultura: si consuma il 90% in meno d’acqua, si produce fino a 5 volte di più che nelle colture tradizionali.

La produzione prevede: fragole, insalate,  500  kg di pomodori (Neri di Crimea, Corno delle Ande, Green zebra), frutta, verdura, zucche.

Gli agricolori di Nature Urbaine  tengono anche  corsi  per  progetti didattici  utili  a riscoprire i cicli della natura.

Infatti sono nati molti “Carres Parisiens”, orti privati per i residenti locali , un’altra forma di resilienza ambientale ed economica per le città di domani.

NEL RESTO DEL MONDO

IN AUSTRALIA nella regione arida di Port Augusta, si trova la Sundrop Farm, una futuristica fattoria idroponica solare, costituita da una serra, un impianto di dissalazione e un campo solare di concentrazione, per coltivare 180 mila piante di pomodoro all’interno della serra si utilizza l’acqua di mare e bucce fibrose di cocco in sostituzione della terra.

IN IRAN, nella provincia di MarKazi, è partito un grosso progetto che prevede la costruzione di una serra che si estende su 50 ettari di terreno e sarà in grado di produrre 20 mila tonnellate di verdure l’anno.

IN COREA, esattamente a SEOUL, è stata avviata una interessante iniziativa, di agricoltura idroponica , nella Metropolitana denominata “Metro Farming” .

Produce 30 chili di verdura al giorno per la caffetteria di una stazione della metro.

Ogni giorno circa sette milioni di Coreani utilizzano la metropolitana e non meno di mille mangiano alla caffetteria della stazione “ Sangdo”, insalate, frullati a base di verdure che hanno fatto pochi metri per arrivare sui loro tavolini.

Le materie prime sono fornite dalla “ Farm8 “, un’azienda che le produce in uno spazio a fianco dei tunnel  per i treni, visibile attraverso un vetro dalla stessa stazione e che ogni giorno produce 30 chilogrammi di verdure, con una resa 40 volte più efficiente di quella che si avrebbe sulla stessa estensione di terreno in un campo.

Il merito di un’efficienza così elevata è del sistema idroponico, controllato con un software che somministra esattamente la quantità di acqua e di nutrienti necessari.

In più non c’è spesa di  trasporto e pesa solo l’energia per il funzionamento dei led che riforniscono la giusta dose di luminosità.

Ci sono esempi di “Metro Farming”, anche in Europa:

 A LONDRA, dove Zero Carbon Food, con il marchio Growing Underground sfrutta un vecchio tunnel antiaereo della seconda guerra mondiale, sotto la stazione di Clapham Road.

A NAPOLI, Sotterranea dove negli  “Orti Ipogei” si  coltiva basilico e altre piante, a 35 metri  di profondità.

NEGLI STATI UNITI (USA)  GOTHAM GREENS, pioniere dell’agricoltura verticale newyorkese, ha realizzato  diverse  impianti  a :

  • New York City –Greenpoint Brooklyn   nel 2011
  • New YorK City- Gowanus Brooklyn    nel 2013
  • New York City – Giamaica, Queens  nel  2015
  • Chicago Pulman 1   nel 2015
  • Chicago Pulman 2   nel 2019 del team, Akram Abousife,
  • Rhode Island – Providence   nel 2019
  • Maryland Baltimora  – nel 2019
  • Metropolitana di Colorado – Denver nel 2020

Sono tutte serre idroponiche a clima controllato.

Spesso insediate in strutture riconvertite.

Utilizzano un metodo noto come “tecnica del film nutritivo”, mediante il quale le colture crescono in vassoi e le piante ricevono un flusso costante di acqua di irrigazione arricchita con una soluzione di nutrimenti minerali, che le piante assorbono attraverso i loro sistemi di radici.

Attraverso i sistemi automatizzati, si possono garantire i livelli di temperatura, umidità e luce, la composizione dell’aria nel giusto equilibrio. (www.gothamgreens.com )

Altri imprese impegnate negli Usa nella crescita dell’agricoltura idroponica sono : AeroFarms, Vertical Harvest, Infinite Harvest, Lufa Farms, Beijing IEDA Protected Horticulture, Garden Fresh Farms, Bright Farms.

ABU DHABI  – EMIRATI ARABI –

L’Americana AeroFarms, con il marchio di vendita Dream Greens,  costruirà  ad Abu Dhabi la più grande fattoria verticale per interni di ricerca e sviluppo del mondo come parte dell’investimento AgTech di 100 milioni di dollari da parte dell’A bu Dhabi Investment Office (ADIO).

LIBIA  – OEO ECOTOPIA –

Si chiama “OEO ECOTOPIA” da Oeo, Tripoli in antico fenicio ed Ecotopia, utopia sostenibile.

Il progetto prevede la realizzazione di fattorie verticali alimentate a energia solare, allestibili  in città, all’interno di un edificio piramidale, in vetro a facciata continua, per massimizzare l’esposizione alla luce naturale e necessaria per la coltivazione.

Un ecosistema autosufficiente che prevede coltivazioni multilivello basate sull’agricoltura idroponica, a ciclo chiuso e sostenibile.

Un modo per abbattere i consumi e l’uso di fonti fossili, fornendo cibo sano in condizioni di scarsità idrica e desertificazione, assicurando la sicurezza alimentare.

Gli autori Wael Aboukries, ingegnere del team, Akram Abousife, Salassbail Abozid e Fatema Alzhra Abuzid.

Sono stati sostenuti dall’Agenzia per l’Innovazione e la Pianificazione IPA-SWITXBOARD, leader globale nell’identificazione delle risorse e nell’abbinamento con le esigenze delle regioni svantaggiate. (info: www.switxboard.org)

Dal Vertical Farm Institute di Vienna, impegnato a fornire il Know how alle comunità svantaggiate. (Info: www.verticalfarminstitute.org  e www.podmirseg.com )

Il Progetto ha vinto le finali Nazionali dell’Entrepreneurship World Cup .

BIBLIOGRAFIA

  • Idroponica per tutti  – Tutto sull’orticoltura domestica – di William Texier –   Mama Editions            
  • Colture senza suolo in Ambiente Mediterraneo – di Salvino Leoni –      Editore : Edagricole – New Business Media             
  • Agricoltura 4.0 idroponica fotovoltaica. Il cibo nell’era dei cambiamenti climatici – di Pier Mario Pagliacci – Editore ilmiolibro self publishing  – Collana La community di il mio libro.it
  • Tutta l’idroponica che vuoi – di Davide Diana – Editore Basic  Garden      ⁃      Sito : www.idroponicafacile.it
  • Tesi di Laurea di Pizzolon Cristiano –  dal titolo “Impiego alternativo delle vasche di forzatura del radicchio per la coltivazione in fuori suolo: valutazioni preliminari.”  – Dipartimento di Agronomia Alimenti e Risorse Naturali Animali e Ambiente – Padova.