Si chiamano  Food Forest o “foreste commestibili”  quelle aree
cittadine, dove piante e alberi vengono coltivati secondo i principi della permacultura.
Si tratta di iniziative che mirano alla creazione di sistemi
sostenibili e autonomi che cercano di soddisfare il fabbisogno di cibo
senza intaccare l’ecosistema naturale e
senza utilizzare sostanze chimiche.
La coltivazione deve essere multifunzionale: ci sono alberi da legno,
piante da frutto, erbe medicinali e officinali, bacche e ortaggi e si tiene conto anche dell’habitat di piante spontanee e degli animali.
La Food Forest segue i principi della permacultura. Semplicemente si
coltiva l’area in più strati, per la precisione sette.
In alto ci sono gli alberi da frutto, scendendo gli arbusti di bacche
commestibili, piante perenni e annuali, fino ad arrivare ai tuberi
sottoterra.
Questo ecosistema offre una produzione elevata, ma sostenibile, con
una manutenzione minima.
Un ottimo sistema per produrre cibo, consumando poca energia,
favorendo la biodiversità e producendo ossigeno.
Gli Stati Uniti sono il Paese che oggi conta più Food Forest. A
Seattle la Beacon Food Forest ad esempio si estende su 20.000 mq in
cui crescono piante e ortaggi. (beaconfoodforest.org).
In Italia due belle esperienze a Parma “La Picasso Food Forest”
(fruttortiparma.it/foodforest.html) e ad Adro in Provincia di Brescia
per merito di Onorio Belussi con 3.000 mq. (facebook.com>onoriobelussi)
A Milano è in costruzione al Parco Nord su 10.000 mq. (www.parconord.milano.it ), come riserva di cibo e biodiversità.
La natura non è oggetto di arredamento urbano; foreste boschi non
devono fare da cornice di sfondo alle città, ma devono essere
integrate, protagoniste e utili.